lunedì 13 dicembre 2010

La Natura...


...se è una cosa bella ci è già arrivata,
se è bella e non ci è arrivata c'è sicuramente un motivo...
che l'uomo non si monti la testa...

giovedì 2 dicembre 2010

mercoledì 24 novembre 2010

Nove_sedici (Testo di semi-fantasia)

Pomeriggio inoltrato di un giorno di Aprile. Il sole rosso come da tanto non si vedeva precipita dietro una gobba che sembra brulicante in verde per la brezza. L'aria è fresca, frizzante e il calore di qualche raggio estremamente obliquo mi fende il volto e mi conferma che la Primavera è cominciata davvero.Ferma sull'asfalto, davanti a me, c'è una moto universalmente riconosciuta come un capolavoro, se non IL capolavoro dell'universo motociclistico mondiale. Un capolavoro di stile firmato Sergio Robbiano e Massimo Tamburini, un capolavoro tecnico e commerciale firmato Ducati. Mi avvicino a lei con una sorta di timore reverenziale, passo dopo passo, non tanto per via delle sue prestazioni, ma per colpa del suo aspetto e della sua aurea leggendaria. Vestito rosso, attillato, perfetto, coda proporzionata, sguardo affilato che fa pensare... forse anche lei ha consapevolezza delle sue vittorie, del suo carisma, della sua storia.
I tre numeri mi rimbombano in testa come il suono dei suoi scarichi... “novecentosedici”... poi i brividi. Seme prodigioso delle successive 748, 996, 998, presentata nel 1993 rimase in produzione più o meno uguale a sé stessa fin'oltre l'inizio del nuovo millennio quando esordì la 749/999. Lo spirito della “serie perfetta” continuò a vivere, tanto che quando giunse il momento di rinnovare la gamma superbike per riportarla vincente sul mercato, Ducati si ispirò proprio alla 916, per creare l'attuale 848/1098/1198 e non ci vuole un occhio da stilista per accorgersene. Chiunque si sia mai seduto su questa moto, o su una delle sue declinazioni successive, non può non essere rimasto sorpreso dalla larghezza del suo corpo meccanico, da come le gambe del pilota siano vicine tra loro, dall'inclinazione del busto e da come la testa sia avanzata, tanto che i più alti nemmeno vedono il cupolino quando guardano la strada. Proietatti in avanti, incuneati, i più alti “ingrugniti”, con i polsi caricati all'inverosimile e con le pedane alte. Una posizione più vicina a quella di una moto da corsa che a una normale stradale. Lei è così, non bisogna capirla, assecondarla con dolcezza, bisogna prenderla, possederla, averla, anche da fermo. Giro la chiave, e nessuna giostrina di lucine mi fulmina il cervello come accade oggi, tutto analogico e solo due semplicissime spie accese (alternatore e olio) accompagnano il rumore della pompa della benzina nel suo classico sibilo che da ragazzino perfino mi inquietava, come se da li a poco sarebbe successo qualcosa di spaventoso. Il motore sembra andare in moto lasciandosi trascinare con difficoltà per colpa dei suoi nervi e dei muscoli ereditati dalle precedenti e gloriose Ducati 851 e 888, ma una volta in moto trotta come solo un bicilindrico Ducati ci ha abituato a fare, allegro e “disarmonicamente” ma piacevolmente meccanico, accompagnato dalla frizione a secco che saltella anch'essa, come in una danza tribale, la distrubuzione desmodromica lavora là sotto, sotto quel rosso serbatoio, e la lancetta del termometro mi assicura che la temperatura ha raggiunto i 60°, non mi rimane che inserire la prima e partire. Frizione- “din din din din din” - prima - e via, senza pensarci troppo. E'inutile sfoderare troppo romanticismo, la 916 è fottutamente scomoda, inoltre avevo dimenticato come fosse difficile da guidare alle basse velocità e mi ritorna il ricordo di quando la provai la prima volta, e mi schiacciavo inesorabilmente i pollici in tutte le manovre a sterzata massima. E' pesante, quel tipo di pesantezza che infastidisce a livello mentale, perché la moto è piccola, stretta, con le masse al centro, non corrisponde con quello che il cervello si aspetta. Tuttavia mano a mano che si prende velocità la musica cambia, guidata con le palle, spingendo nel modo giusto sui semi manubri e sulle pedane comincia a dare soddisfazioni via via sempre più grandi al crescere della velocità, il motore è arrabbiato, pieno sotto e cattivo sopra fino ai 9mila giri, regime a cui eroga la potenza massima di 114 CV. Nella guida allegra si guida in modo millimetrico, frena in maniera rigorosa senza strappi improvvisi (cosa che succede invece a basse velocità), nei curvoni veloci è immobile, granitica, sia a moto poco inclinata con il gas aperto sia con la moto a 50° di inclinazione con il gas in mano a parzializzare. In poche curve si intuisce che tipo di guida preferisce questa bella signora bolognese. Percorro un tratto di strada che si addentra in una zona boschiva nei pressi di Varese che parte dal lago vicino Schiranna e si muove verso il Lago Maggiore, è un tratto prevalentemente medio veloce, caratterizzato da alcuni sali scendi e da molte curve, il motore mi porta fuori proprio come vorrei, i rapporti sono perfetti, e l'accelerazione fortissima in relazione alla potenza. Si apre di fronte a me un rettilineo in leggera discesa che poi torna su e prosegue in un curvone veloce cieco verso destra protetto da un gruppo di alberi, apro il gas in seconda a moto ancora leggermente piegata, sento il mono posteriore comprimersi e la gomma lavorare, cerco di proteggermi come posso dietro al cupolino molto poco protettivo, mentre comincio a distendere i giri disponibili, 9mila- dentro la terza, riallineo il culo con la sella, mentre il rumore dell'aria comincia a equiparare quello degli scarichi, che dopo i 6000 cominciano davvero a gridare come una bestia affamata, 4° - ormai mi sento il pilota di uno spitfire in picchiata con il motore che tira in modo incredibile e come i suoi 15 anni suonati non lascerebbero credere, appoggio la 5° e ancora in carena, sbilancio la moto con semi-manubri e pedane verso destra, la luce del sole schizza attraverso i tronchi degli alberi e io ci sbatto contro come se fossero strobo da discoteca, riapro in modo non proprio delicato e senza il minimo lamento il motore riprende giri, proprio in prossimità di uno scollinamento, che scompone la forcella per un attimo fino a che non si riallinea da sola. (...)
Decido di tornare tranquillo assaporando l'erogazione del motore, e gustandomi la precisione della ciclistica anche a velocità da passeggio...(...)

giovedì 18 novembre 2010

Speedmotive. A Reason for a Logo.


Speed.. the emotion expressed as greatness that hems in itself 2 worlds in balance between each other. The world of rationality, that one made of science and technology, made of graphics, materials,numbers and rules, set against the world of passion, made of romanticism, poetry,character,instinct, anarchy.

The mechanic hawk represents all this. Represents my way of seeing things, but above all represents my way of create them,conceive them, because in this world I was born and grown up.

Represents beauty, speed,efficiency, precious values.

It’s not only future,is Futurism , visceral passion for each sort of movement, on wheels,that ploughs on the water with a hull or in the sky.. the mobility as emotion, as an aim.

The rationality fits in with all this to funnel the passion, to manage it, to govern it, to lead up to overcome the obstacoles that alone couldn’t face, whichever they are, it doesn’t matter that it’s asked to consume or pollute less,that it’s asked to spend less, this is the real challenge.

The challenge of think about even on a vehicle slower with the values of Speedmotive, with the values of an iron hawk, the values of passion and rationality, the values that I identify and make mine and that I learned to respect and love.

Perchè Honda è Honda!




lunedì 15 novembre 2010

Mazda 787B

Ecco diciamo che su un auto da corsa la musica del rotativo rende qualcosa in più...

Norton NRV588 (Motore Rotativo)




Pochissime orchestre possono paragonarsi al motore rotativo.

Stone Sour, Milano 12_11_2010


Certe cose è bene che rimangano insuperate per tenere vivo il ricordo di tempi gloriosi ora inarrivabili.
Il nuovo, anche se imperfetto, sarà solo itinerario, servirà come strada per raggiungere nuove mete grandiose, nuovi successi, nuove vittorie.
Come What (ever) may, Sempre.

martedì 9 novembre 2010

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