lunedì 21 giugno 2010

ELF Racing '78/'88







Sperimentare è difficile, costoso, perfino pericoloso in termini di aspirazione alla vittoria. Infatti la moto, soprattutto quella da corsa è fondamentalmente la stessa da quando è nata: 2 ruote, un motore, un telaio, le sospensioni, i freni e poco altro ancora. C'è però qualcuno che per diverse ragioni ha provato a cambiare le carte in tavola, a fare qualcosa di diverso, per scopi di immagine ma anche per reale intenzione di farlo; questo qualcuno doveva essere coinvolto nel Motorsport senza essere un protagonista, visti i rischi in gioco doveva essere qualcuno che avrebbe goduto dei risultati anche se non fossero stati vincenti e soprattutto doveva essere qualcuno con tanti soldi. Questo qualcuno, negli anni '70 e '80 fu la ELF.
Mentre oggi si comincia a parlare di reali applicazioni in serie del concetto "frameless" (Ducati in particolare) e mentre la Bimota Tesi è rimasta una mosca bianca del panorama motociclistico già nel 1978 la ELF cominciò la sua avventura con una moto fantascientifica: monobraccio davanti e dietro, motore Honda 2T portante e una bella carena. Niente telaio quindi, ma un motore che diventa esso stesso una scocca a cui attaccare le sospensioni, come succede in un certo senso sulle F1.
I vantaggi? sempre i soliti, riduzione sensibile del peso, abbassamento del baricentro, migliore trazione, migliore frenata, tutto questo almeno dal punto di vista teorico.
Il progetto si rivelò un flop, anche peggiore di quello che la ELF sostenne in F1 con la Tyrrel a 6 ruote. Ma cosa importa? Vincere non è tutto in questi casi, nel corso dei dieci anni di sviluppo la Honda divenne partner economico diretto acquistando i 13 brevetti e gli studi sulla ciclistica delle moto, permettendo alla ELF di rientrare parzialmente degli investimenti inizialmente persi. La Honda ne fece tesoro perfezionando e adeguando alla produzione alcuni concetti che si rivelarono poi vincenti ovunque,su strada come in pista. In un certo senso le ELF vinsero migliaia di gare e percorsero migliaia di km correndo insieme a RC30, RC45, NSR, NS e anche Ducati 916, MV Agusta e soprattutto Bimota Tesi/Vyrus devono molto a queste moto rivoluzionarie, rivoluzionarie per davvero.
Come mi ha consigliato qualcuno, ritengo che queste motociclette possano essere considerate il "seme" del motociclismo contemporaneo, dove tutto quello che c'è di buono oggi ebbe inizio. Speriamo che questo approccio si concretizzi anche ora che siamo alle porte, forse, di una rivoluzione che potrebbe coinvolgere i nostri cari vecchi motori a benzina.

Se siete interessati
Motorcyclist.com
Cesena Bikers

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