sabato 24 settembre 2011

Harley Davidson Forty Eight - Il sogno americano

Dopo la prova del Monster 1100 EVO questa volta vi racconto della Forty Eight che Harley Davidson Padova mi ha gentilmente concesso in prova. Ci tengo a sottolineare che, come nella precedente prova, anche in questa non voglio dare il punto di vista di un professionista della stampa e nemmeno dell'appassionato tifoso che a tutti i costi passa sopra i difetti. Cerco di scrivere come un motociclista normale, che si avvicina allo stile "American" desideroso di vedere cosa si prova a cavalcare un mito, anche se si tratta di una moto profondamente diversa da tutte quelle che ho guidato fin ora.
Innanzi tutto vorrei scrivere due parole su Harley Davidson in generale. E' una grande azienda che fa belle moto, è riuscita a costruirsi un'immagine vincente che si inserisce in quella cultura che fa tanto "sogno americano" che fa tanto "libertà"... a cavallo tra poesia e acciaio, rock'n'roll, pollici cubi e tanti paesaggi. In quasi 30 anni è passata da essere una "moto per bande di delinquenti" a moto status symbol, moto a misura d'uomo per sognare e in questo l'Italia e il grande Carlo Talamo hanno avuto un ruolo fondamentale per riportare in alto Harley Davidson anche nelle vendite. Questa Forty Eight è in parte uno dei frutti di questa crescita, perchè è una bella moto, che costa più o meno il giusto (circa 11000€) e che fa sognare l'America anche solo a guardarla, poco importa se ti trovi nella grigia periferia di Padova. Purtroppo c'è anche il rovescio della medaglia: i concessionari Harley Davidson sono pieni di finti motociclisti, spesso benestanti e spesso con i capelli bianchi che non vedono l'ora di prendersi una Harley solo per andarci al bar e raccontarsi la bugia di essere ancora giovani. Certamente non è colpa di Harley Davidson e forse nemmeno colpa loro, può darsi che tra loro qualcuno si scopra davvero innamorato del mezzo e della cultura e non soltanto della loro immagine sulla moto riflessa da una vetrina in centro. Lo stesso discorso vale anche per BMW e Triumph. In quanto al "management", l'unico sgarbo che mi hanno fatto è stata l'infelice operazione MV.
Tornando alla prova, la Forty Eight mi è sembrata una moto assemblata bene e molto più raffinata di quanto mi aspettassi, bisogna fare un po' l'abitudine alle pedane in avanti e agli specchi retrovisori in basso oltre che ai comandi per gli indicatori di direzione separati. La strumentazione è essenziale come ci si aspetterebbe su una moto di questo tipo, dal sapore un po' "custom", un po' "hot rod", quindi il fatto che le spie si vedano poco non mi ha infastidito più di tanto...dal mio punto di vista, se stile dev'essere che lo sia fino in fondo, quindi completamente senza strumentazione mi sarebbe andata ancora meglio. Un'amarissima sorpresa è stato il sound del motore, praticamente da scooter, spero solo perchè si trattava di un esemplare nuovissimo. Scendere da una sportiva europea e salire su una moto così all'inzio può essere traumatizzante, seduti molto in basso e con il manubrio alto è un esperienza di guida nuova e gratificante, anche se solo sul dritto. Il concetto della curva deve assumere tutto un altro significato visto che si piega molto poco e le emozioni sono molto diverse. Telaisticamente ho poco da dire, le sospensioni lavorano bene sia in forte accelerazione che in frenata... ma ecco... i freni... non posso concepire una motocicletta con dei freni così disastrosi, non posso comprendere cosa spinga Harley Davidson a lasciare sul mercato moto con questa frenata. Non che sia un problema nella guida normale, tenendo una buona distanza di sicurezza e utilizzando entrambi i comandi si riesce a frenare con buona modulabilità ma non voglio pensare a quando i proprietari si troveranno obbligati a una frenata d'emergenza. Infondo sono pur sempre 260 kg di moto! Peccato. La dolce sorpresa è stata invece un'altra, una cosa che avevo sempre guardato con sospetto e a volte, lo ammetto, con disgusto: il motore. Pastosissimo, corposo, ricchissimo di coppia... è secondo me la vera rappresentazione della cultura americana su questa moto, qualcosa che ti fa pensare ai V8 delle auto, alle muscle car, alle colonne di semafori alle drag race. Uno spettacolo da provare. Si tratta del famoso Evolution raffreddato ad aria da 1202cc con ben 98Nm di coppia a 3200 giri/min (un dato che serve a poco, il contagiri non c'è), il cambio c'è ma non serve a molto, prima, seconda, terza, quarta..mettete la marcia che volete, una a caso, e usate il gas, non serve nient'altro. Per denigrarlo si può dire che sembra preso da un trattore, che gli innesti del cambio sembrano quelli di un camion (in effetti non sono proprio secchi, ma forse è perchè mi hanno abituato bene in Ducati) si possono dire tante cose che però non bisogna ascoltare perchè non sono queste le cose importanti. E' un gran motore e mi piacerebbe provarlo sulla sorella XR1200. Nonostante questo motore e queste belle sensazioni "americane" sono stato felice di tornare al concessionario (cosa che non mi è capitata nè con il Monster EVO nè con la Brutale 1078RR con cui sarei scappato via per sempre se solo avessi potuto) il mio desiderio di mettere alla prova l'equilibrio, di sentire le gomme e le sospensioni che lavorano in una bella curva da terza piena, il mio masochismo con polsi spezzati e ginocchia compresse e le sensazioni di un motore che gira vorticoso a règimi mozzafiato sono ancora le cose che contano di più per me. Non è ancora il momento di salire su una custom, però è stata una bella parentesi che anche se per poco, mi ha permesso di sentirmi anch'io parte del sogno americano che la Forty Eight rappresenta. Un consiglio: se la desiderate e potete permettervela, portatela a casa!

Nessun commento:

Posta un commento

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...