domenica 23 ottobre 2011

Dispiacere immenso (SIC 1987 - 2011)


In stato di shock. E' come mi sento ora. Frastornato e amareggiato senza aver risparmiato le lacrime. Le immagini e i video del SIC impazzano abbondandi in rete, quelle di ricordo vicine a quelle delle sue sponsorizzazioni. Pubblicità e cordoglio in un unico pentolone...ed è una situazione strana. Sì perchè tutti sanno quanto fosse amato questo ragazzo, non c'è bisogno di perdersi nelle solite frasi di circostanza. I suoi spot lo avevano fatto entrare in casa mia e forse per questo era diventato un po' come un amico.
Scrivo con il cuore in mano, improvvisando, addolorato come se avessi perso un amico vero, nonostante non lo avessi mai nemmeno visto dal vivo e continuo a ripetermi quanto mi avrebbe fatto piacere conoscerlo, stringergli la mano. Adesso Marco non c'è più. E' la prima volta che "perdo" un pilota a cui tengo e che sento vicino, certamente il dispiacere è stato forte anche per il giovane Tomizawa e ancora di più per Daijiro Kato, ma per il Sic è tutta un'altra cosa, tutto un altro dolore, un dolore che parla italiano.
Ricordo un'emozione simile per Ayrton, il 1° Maggio del '94, ma in realtà ero troppo piccolo per comprendere e troppo poco coinvolto per soffrirne.
Seguendo il mondo della sicurezza per gli sport e il motociclismo e conoscendo da vicino quanto siano grandi gli sforzi dei produttori per offrire prodotti all'avanguardia capaci di salvare vite (indipendentemente dalla marca) non posso pensare che si potesse fare di più oggi, in termini di protezione passiva per il corpo. La botta è stata tremenda, ed è certamente comprensibile che due moto da GP in piena accelerazione, passando sulla testa e sul corpo, facciano i danni che hanno causato al povero Marco. L'airbag in dotazione alla sua tuta (per di più uno dei più avanzati) non dovrebbe essere stato in condizione di esplodere in quanto Sic è rimasto fino all'ultimo aggrappato alla moto, non c'è stato nessun high side, nessuna accelerazione repentina prima dell'impatto.
Una disgrazia insomma, drammaticamente servita dalla tv e da internet, dalla faccia attonita di Valentino alle lacrime della squadra e dei familiari. Terribile e io ho pianto con tutti loro.

Ragionando a mente fredda, da appassionato di motori e di moto, se non un vero colpevole ci sarebbero almeno dei sospettati, da mettere sotto accusa e da interrogare subito: le gomme e (forse) l'elettronica.
Io non sono nessuno e questo blog è seguito da pochissimi appassionati e amici, però vorrei tanto che qualcuno di importante leggesse quello che sto per scrivere e che sostengo da tempo.
Secondo me le gomme si sono evolute nel modo sbagliato. Hanno delle prestazioni incredibili, permettono angoli di piega assurdi e negli ultimi anni sono state decisive per la conquista dei titoli mondiali. Tuttavia hanno anche dei comportamenti oscuri: sono difficili da prevedere al limite, hanno reazioni violente e improvvise (anche davanti) e sembrano molto molto più sensibili alla temperatura rispetto a qualche anno fa.
Vorrei ricordare le varie cadute di Stoner con la Ducati, l'incidente di Vale al Mugello, i guai di Pedrosa e Lorenzo e le migliaia di cadute che ci sono state in questi ultimi anni tra cui alcune dalle conseguenze fatali come appunto quella in Moto2 di Tomizawa e forse quella di oggi. E ci scommetterei, vedrei nell'elettronica una complice involontaria di tutti questi guai. I piloti che cadono non proseguono più verso la via di fuga, rimangono in traiettoria, seduti per terra o addirittura aggrappati in qualche modo alla moto. E in più sono davvero tanti quelli che cadono, molti di più che in passato.
Probabilmente non è ancora il momento di abbandonarsi a questi pensieri, la scomparsa di Marco è ancora troppo fresca e dolorosa per tutti. Forse conviene che mi fermi qui.

Marco Simoncelli, il pilota italiano più giovane e promettente in MotoGP, è morto oggi in Malesia all'età di 24 anni, lontano dall'Italia, lontano dalla maggior parte della sua famiglia e dei suoi amici. Probabilmente se n'è andato nel giro di pochi secondi, senza sentire dolore. Certamente meritava di vincere tante gare ma alla fine non è riuscito a vincerne nemmeno una, una cosa che mi ricorda un altro grande morto troppo presto, Gilles Villeneuve. Da motociclista, nel mio cuore, continuo a ripetermi quello che ogni altro motociclista, conscio dei rischi che corre, si ripete in questi momenti: "è morto facendo quello amava più di ogni altra cosa al mondo". Tuttavia, ho così tanto dispiacere dentro ed è stato tutto così inaspettato, che questa frase non può che apparirmi come una semplice scusa per nascondere la paura.
SIC, mi mancherai.

3 commenti:

  1. Ho tanto da dire.
    No, non ho niente da dire.

    Non riesco ancora a rendere la cosa reale, so che è successo, ma non lo ho ancora assimilato e a Valencia vedo ancora una HRC bianca che aspetta un capellone con un sorriso da patacca.

    E' morto un uomo, ne muoiono a milioni ogni giorno, molti senza preavviso come il Sic, anche più giovani, con storie molto più tristi. Succederà sicuramente anche domani.
    Perchè allora la sua morte deve essere vissuta come un evento incredibile, inverosimile, impossibile...?

    Eppure è così.

    Gomme, airbag di ultima generazione, casco 5 stelle Sharp, grinta, scelte sbagliate, coraggio, incoscienza,.... STRONZATE.

    E' un millesimo di secondo della vita in cui avviene tutto nelle circostanze più avverse e immediate. Non puoi scegliere, pensare, valutare, decidere. O, successivamente, giudicare, incolpare, non puoi indignarti con nessuno.

    Non è una consolazione o un sollievo che il Sic sia morto facendo quello che amava. Marco in quel momento si è cagato addosso, ne sono sicuro, perchè è assolutamente normale per me che quando sei sulla sella e la tua bimba fa qualcosa che tu non le hai chiesto, senti freddo lungo la schiena. Marco è morto con la paura negli occhi.

    E' uno spreco.

    Marco non era un robot come Stoner o Pedrosa, ma se arrivava quinto o sesto con sorpassi di spalla, staccando la ruota posteriore da terra all'ultima curva (magari sbagliando tutto e andando lungo) era questo di gran lunga comunque il motociclismo che io amo; se voglio addirittura esagerare è per me il modo migliore di vivere la vita.
    Non sono sicuro che avrebbe mai vinto un mondiale, credo di no, ma chi stringeva quei semimanubri aveva però le palle e se ne sbatteva del numero sulla moto di chi voleva passare.

    Un cuore ignorante.

    Può essere successo di tutto, ma io quel casco che rotola però non riesco ancora a spiegarmelo.

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  2. Ti spiegherò in privato cosa è successo. Grazie per il commento Menego.

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  3. Leggendo il post e il commento di menego, sono sempre più convinto che questi sono i veri tributi di cui Simoncelli dovrebbe andar fiero.

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