mercoledì 5 ottobre 2011

MTSS: Yamaha YZF R1 (1997)

C'è poco da fare, in una rissa arriva sempre uno di sorpresa, (spesso quello che meno ti aspetti) molla quattro "cartelle" a tutti e se ne sta lì saltellando ad aspettare che gli altri si riprendano. La fine degli anni '90 e la storia delle supersportive di grossa cilindrata è un po' questa. Nella fattispecie il tipo che sorprende tutti è la Yamaha e le "quattro cartelle" sono la YZF R1, una moto che ha spostato di parecchio e in brevissimo tempo l'asticella delle prestazioni verso l'alto. Tanto per cominciare ha creato un segmento ed ha obbligato tutti a inserirsici (anche "mammaHonda"), poi ha buttato sul ring tecnologie e contenuti fino ad allora mai visti, per lo meno non su una sola moto. Non c'era un grande ordine nella proposta di mercato di questo genere di moto, la Honda vendeva la sua famosa CBR 900 (919), Kawa invece la Ninja ZX9R, Ducati la 916 (già da alcuni anni) mentre Suzuki era ferma alla Gixxer 750. Honda, Kawasaki e Suzuki avevano però in gamma moto di cilindrata superiore (Honda CBR 1100 XX, Kawasaki ZZR, Suzuki GSX-R 1100) che però potevano considerarsi comunque motociclette umane e alla portata di tutti, molto prestanti ma comunque con un'impostazione di guida non particolarmente estrema). Yamaha invece era già ferma con la Thunderace alla cubatura di un litro ma con la R1 decise di fare qualcosa in più, mettendo le basi per i segmenti che esitono ancora oggi. Il motore è rispettato e temuto per la sua famosa irruenza e per le sue caratteristiche tecniche; è dotato di distribuzione a 5 valvole per cilindro e di valvola EXUP allo scarico (entrambi marchi di fabbrica per le sportive Yamaha) che insieme alla batteria di 4 carburatori Mikuni da 40 permetteva di fare veri e propri numeri da circo (ma ha fatto anche tanti morti...!!!). Eccezionali le prestazioni: 150CV all'albero e 11,4 Kgm di coppia a 8500 giri/min.
A vederla oggi non si direbbe ma anche telaisticamente ha scritto pagine e pagine di storia motociclistica. Secondo me la R1 è stata per le 4 cilindri giapponesi quello che la Ducati 916 è stata per i bicilindrici sportivi.
Tanta irruenza doveva essere gestita in qualche modo, per cui progettarono la ciclistica intorno a un rinnovato Deltabox II (altro marchio di fabbrica Yamaha), rigido e compatto, accoppiato a una forcella a steli rovesciati da 41mm e a un forcellone posteriore lungo e a doppia arcata. Il risultato è un interasse cortissimo e un'inclinazione di cannotto estrema (per l'epoca), così da farla assomigliare esteticamente e nella guida a una moto per le competizioni, con un'agilità e un dinamismo incredibili.
Il vestito è all'altezza dei contenuti tecnici, i designer Yamaha hanno fatto un grande lavoro e così facendo hanno emozionato e fatto sognare tanti giovani (come il sottoscritto)... la fanaleria anteriore sdoppiata, una coda sottile, un bellissimo telaio, molto lontana dallo stile e dall'equilibrio delle moto italiane e niente di innovativo in assoluto, nemmeno tra le giapponesi, ma il risultato è ancora oggi davvero notevole per quando riguarda la sportività e il carattere, un family feeling rivisto poi sulla R7 (con la quale la R1 si contende il ruolo di capostipite tecnico e stilistico) e portato avanti sulla R6, sulle Fazer 600 e 1000, sulle GT e sulla stessa R1 evoluta fino ad oggi passando per iniezione elettronica e scoppi irregolari. Dopo il 1997 tutte più o meno velocemente hanno inseguito la R1 proponendo non solo motori da un litro e ciclistiche estreme ma anche forme e proporzioni in un certo senso legate alla R1, una moto che ha lasciato il segno.

2 commenti:

  1. Vero, mi ricordo bene quando uscì, ne erano tutti entusiasti (in casa Yamaha sarebbe comunque stato comunque difficile fare peggio della poco convincente Thunderace..)a partire dal peso dichiarato in soli(se non ricordo male) 179kg!

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  2. Grazie per il commento..la R1 ha scatenato una vera corsa agli armamenti e nonostante tutto a me dispiace che per colpa sua si sia persa un po' per strada la categoria 750... ad ogni modo è incredibile quanto in questi anni i mille si siano estremizzati ancora di più...chissà quando si fermeranno...

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